Il mondo del lavoro è ancora spesso costruito sui ritmi di chi rende meglio al mattino: riunioni nelle prime ore della giornata, orari d’ufficio rigidi, manager che apprezzano chi inizia presto a lavorare. Il messaggio implicito è chiaro: essere attivi al mattino viene spesso percepito come un vantaggio.

Eppure, uno studio recente condotto da Herrmann International in collaborazione con MyPerfectResume® mostra che non tutti raggiungono il massimo dell’energia nelle prime ore della giornata. 

La ricerca indica, per esempio, che la tendenza a essere più attivi nel pomeriggio o alla sera è più frequente tra i lavoratori più giovani e nei settori creativi. Al contrario, i ruoli di leadership risultano occupati soprattutto da persone che dichiarano di essere più attive al mattino.

All’interno di questo scenario, l’Italia presenta un dato interessante: il 52% dei lavoratori dichiara di sentirsi più attivo durante il giorno, collocando il Paese al primo posto per questa preferenza.

Da qui nasce il punto centrale dell’analisi: il cronotipo, cioè il ritmo naturale con cui ciascuno alterna energia e concentrazione durante la giornata, può influenzare in modo silenzioso le possibilità di carriera?

La cultura, più della geografia, influenza i ritmi di lavoro

I dati mostrano differenze tra persone più produttive al mattino e persone più produttive nella seconda parte della giornata. Queste differenze, però, non seguono sempre gli stereotipi più comuni:

  • Italia: +52% di persone più attive durante il giorno e -41% di persone più produttive la sera. È il Paese con la preferenza più forte per il mattino.
  • Danimarca: +48% di persone più attive durante il giorno e -44% di persone più produttive la sera.
  • Svezia: +43% di persone più attive durante il giorno e -49% di persone più produttive la sera.
  • Singapore: +45% di persone più produttive la sera, il dato più alto dello studio, quasi tre volte quello della Svezia.
  • Filippine: +39% di persone più produttive la sera e -22% di persone più attive durante il giorno.
  • Francia: +31% di persone più produttive la sera rispetto alla media globale. È il dato più alto in Europa nello studio.
  • Spagna: contrariamente agli stereotipi, ha una quota sopra la media di persone più attive di giorno, anche se pasti e vita sociale tendono a concentrarsi più avanti nella giornata.

I dati dello studio mostrano che le differenze tra chi lavora meglio durante il giorno e chi rende di più nella seconda parte della giornata non dipendono solo dal fuso orario o dalla posizione geografica. A pesare sembrano essere anche abitudini sociali, modelli organizzativi e cultura del lavoro.

Il quadro che emerge, però, non conferma sempre gli stereotipi più comuni.

In Italia, il 52% dei lavoratori dichiara di sentirsi più attivo durante il giorno. Allo stesso tempo, la quota di persone che rende meglio la sera è più bassa rispetto alla media globale. È quindi il Paese dello studio con l’orientamento più forte verso le ore del giorno.

Una tendenza simile si osserva anche in Danimarca e Svezia, dove la preferenza per il giorno è molto marcata e la produttività serale risulta sotto la media globale. In questi Paesi, il dato appare più prevedibile: l’organizzazione sociale e lavorativa tende spesso a concentrarsi nelle prime ore della giornata.

Più interessante è il caso di Paesi come Italia e Spagna. Pur essendo spesso associati a una vita sociale più tarda, entrambi mostrano una forte preferenza per il lavoro durante il giorno. Questo suggerisce una distinzione importante: essere socialmente attivi la sera non significa necessariamente sentirsi più produttivi in quelle ore.

Il questionario, infatti, chiedeva alle persone in quale momento della giornata si sentissero più energiche o motivate. È possibile che molti intervistati abbiano interpretato la domanda pensando soprattutto al lavoro, non alla vita privata. In questo senso, la sera può restare il tempo della famiglia, delle relazioni e della socialità, senza essere percepita come il momento migliore per concentrarsi o lavorare.

Il quadro cambia in altri Paesi. Singapore registra la quota più alta di persone che dichiarano di rendere meglio la sera. Il dato può essere collegato al suo ruolo di centro internazionale per affari, tecnologia e finanza, dove il lavoro con mercati e fusi orari diversi può rendere più normale essere attivi anche dopo l’orario d’ufficio.

Anche la Francia si allontana dal modello nordico, con una quota più alta di persone che lavorano meglio nella seconda parte della giornata rispetto alla media globale. Una tendenza simile emerge anche in Filippine, Messico e Brasile, dove la produttività serale appare più diffusa.

Per salire di ruolo bisogna diventare mattinieri?

La ricerca mostra una differenza netta tra chi è all’inizio della carriera e chi occupa ruoli dirigenziali:

  • I lavoratori entry-level sono il 29% più propensi, rispetto alla media, a essere più produttivi nella seconda parte della giornata.
  • Chi occupa ruoli dirigenziali ha il 32% di probabilità in meno di appartenere alla categoria di chi rende meglio nel pomeriggio o alla sera.
  • Chi è a inizio carriera ha quasi il doppio delle probabilità di essere più produttivo nel pomeriggio o alla sera rispetto a chi ricopre ruoli di vertice.
  • Anche i manager mostrano meno spesso questa tendenza: hanno il 27% di probabilità in meno di appartenere alla categoria di chi è più produttivo più tardi nella giornata.

Le cause possono essere diverse. Il cronotipo ha anche una componente genetica, e alcuni studi collegano questo aspetto a specifiche varianti genetiche, tra cui il gene PER3. C’è poi da considerare che con l’età, molte persone tendono a diventare più mattiniere.

Ma anche fattori sociali, come responsabilità familiari e orari di lavoro, possono portare le persone ad adattarsi a giornate che iniziano prima.

Resta però una domanda: chi è più attivo al mattino fa carriera più facilmente anche perché risulta più visibile ai manager nel classico orario d’ufficio 9-17?

Creativi e settore dei servizi: dove si concentra chi rende meglio la sera

I lavori creativi e molte professioni nel settore dei servizi sembrano attirare, o favorire, persone che danno il meglio nella seconda parte della giornata. Secondo lo studio svolto, questa tendenza è particolarmente presente in alcuni ambiti:

  • Arte: +52%, il dato più alto tra tutti i settori analizzati.
  • Istruzione: +51%, nonostante gli orari scolastici inizino presto.
  • Scrittura: +33%.
  • Intrattenimento: +25%.
  • Consulenza: +30%, un dato legato a una cultura del lavoro fatta spesso di giornate lunghe e scadenze strette.
  • Settore dei servizi: +22%, coerente con lavori organizzati su turni anche fuori dai classici orari d’ufficio.

Il lavoro creativo spesso richiede lunghi momenti di concentrazione senza interruzioni. Le ore serali, in questo senso, offrono spesso meno riunioni, meno distrazioni e una maggiore continuità.

Nel settore dei servizi, invece, turni e attività distribuite su fasce orarie diverse rendono più comune lavorare anche nel pomeriggio, la sera o di notte.

Il dato sull’istruzione è forse quello che sorprende di più: anche se le lezioni iniziano presto, però, molti insegnanti potrebbero sentirsi più lucidi o produttivi a fine giornata, quando non devono più seguire il ritmo rigido delle ore scolastiche.

Chi rende meglio al mattino resta la maggioranza, ma chi rende meglio la sera non va ignorato

Le persone più produttive al mattino restano la maggioranza. Chi rende meglio nella seconda parte della giornata, però, è presente soprattutto in gruppi importanti per il futuro del lavoro, come i lavoratori più giovani e i settori creativi.

In tutti i gruppi analizzati, le persone più attive di giorno superano quelle più produttive la sera, di solito del 40-45%. Chi rende meglio la sera resta quindi una minoranza e raramente supera il 20% del totale.

La cultura digitale e il lavoro da remoto hanno reso queste differenze più visibili. La domanda è: oggi ci sono davvero più persone produttive la sera, oppure il lavoro meno rigido ci permette semplicemente di notarle di più?

Il quadro generale: che cosa significa per le aziende

Lo studio suggerisce che il modo in cui lavoriamo non dipende solo dalle preferenze personali, ma anche da età, cultura, ruolo professionale e organizzazione aziendale.

  • Orari rigidi e cronotipi diversi: i modelli basati sul classico orario 9-17 favoriscono chi è più produttivo al mattino. Questo può mettere più in difficoltà lavoratori giovani, creativi o team distribuiti su più Paesi e fusi orari.
  • Il lavoro seleziona certi ritmi o li modifica? Nei settori creativi ci sono più persone che rendono meglio nel pomeriggio o nelle ore serali, mentre nei ruoli senior prevalgono profili più mattinieri. Questo porta a chiedersi se le aziende tendano a promuovere chi si adatta meglio agli orari tradizionali, oppure se anni di lavoro in quei contesti finiscano per spostare le abitudini delle persone verso il mattino.
  • La cultura influenza anche il modo di vivere la giornata: nei Paesi mediterranei, molte persone possono essere attive nelle ore serali senza associare necessariamente quel momento al lavoro. La sera è spesso dedicata alla vita privata, alla famiglia e alle relazioni sociali, mentre il giorno resta il momento percepito come più produttivo dal punto di vista professionale.
  • Anche piccoli cambiamenti possono aiutare: riunioni fissate leggermente più tardi, scadenze più flessibili o turni organizzati in modo diverso possono aiutare persone con ritmi differenti a lavorare meglio, senza rendere più complessa l’organizzazione aziendale.

Metodologia

L’analisi si basa su un insieme di oltre 2,5 milioni di valutazioni elaborate tramite la piattaforma di Herrmann. Le percentuali indicate nello studio non sono valori assoluti, ma mostrano quanto un gruppo si discosta dalla media generale della popolazione analizzata. La significatività statistica è stata verificata con test chi-square, con p<0,05.

Ai partecipanti è stato chiesto di indicare in quale momento della giornata si sentono più energici, scegliendo tra tre opzioni: giorno, sera oppure profilo misto giorno/sera. Hanno poi fornito anche informazioni demografiche e professionali, tra cui il livello di responsabilità in azienda e il settore di lavoro.

Le analisi più dettagliate per livello professionale e settore si basano sui dati raccolti negli Stati Uniti e in Canada, su un campione di 1.553.136 persone.

Per il confronto tra Paesi, sono stati inclusi solo quelli con almeno 1.000 partecipanti, in modo da usare campioni abbastanza solidi. In questo modo, i ricercatori hanno potuto osservare differenze culturali e regionali in 29 Paesi distribuiti su sei continenti.

Info su Herrmann 

Herrmann International è l’azienda che ha sviluppato il modello Whole Brain® Thinking e l’Herrmann Brain Dominance Instrument® (HBDI®), uno degli strumenti più utilizzati al mondo per analizzare gli stili e le preferenze di pensiero. Basato su oltre 40 anni di ricerca internazionale sul funzionamento cognitivo, l’HBDI® aiuta persone, team e aziende a comprendere meglio i diversi modi di pensare, comunicare e prendere decisioni.

Utilizzato in più di 100 Paesi da oltre 4 milioni di persone, questo strumento viene impiegato per migliorare collaborazione, leadership e lavoro di squadra. La piattaforma Herrmann offre percorsi formativi, analisi e strumenti pratici pensati per aiutare aziende e professionisti a valorizzare la diversità cognitiva nei contesti di lavoro quotidiani. Maggiori informazioni alla pagina thinkherrmann.com.

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camilla cignarella

Camilla Cignarella

Copywriter esperta di consulenza professionale

Camilla Cignarella è una copywriter con esperienza in marketing e traduzione. Nata in una piccola città del sud Italia, si è trasferita in Spagna a 25 anni. Dopo un anno in Andalusia, ha deciso di stabilirsi in Catalogna. A Barcellona si è laureata in Filologia Spagnola e si è innamorata della letteratura sudamericana.

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