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Stress, stanchezza e pressione sul lavoro possono trasformarsi in burnout. Quanto è diffuso? Tra i 1.000 intervistati da ilCVperfetto, il 63% afferma di sperimentarne i sintomi più volte a settimana.
Per alcuni significa perdere interesse per il proprio lavoro. Per altri vuol dire rinunciare a impegni personali o pensare di cambiare azienda o settore. Eppure, anche quando lo stress diventa pesante, sono ancora pochi quelli che decidono di parlarne o di chiedere aiuto.
Il report analizza gli effetti del burnout sul modo di lavorare, sul benessere personale e sul rapporto con manager e aziende. I risultati raccontano una realtà comune a molti: i dipendenti sono stanchi, si sentono poco supportati e reagiscono prendendo progressivamente le distanze dal lavoro.
Dati principali
Il burnout sul lavoro è un problema diffuso. Ecco le statistiche più significative emerse dal sondaggio:
Il 63% dei lavoratori ne soffre più volte a settimana.
Il 55% definisce il proprio livello di burnout come moderato o grave.
Il 48% pensa di lasciare il lavoro almeno una volta al mese a causa dello stress; circa un terzo ci pensa ogni settimana.
Il 45% ha rinunciato a impegni personali, come compleanni o vacanze, a causa dell’eccessivo stress legato al lavoro.
Il 10% afferma che il burnout ha un impatto sulla propria salute e sulla vita di tutti i giorni.
Che cosa ci dicono questi dati: il burnout cronico non colpisce solo chi ne soffre, ma può avere un impatto negativo anche su energia, creatività e produttività di tutto il team. Quando ignorato, aumenta il rischio di dimissioni e peggiora il clima di lavoro.
Quando lo stress porta a prendere le distanze dal lavoro
Lo stress prolungato può cambiare il modo in cui una persona vive il proprio lavoro. C’è chi si sente meno coinvolto, chi fa più fatica a concentrarsi e chi ne risente anche fisicamente.
Il 19% afferma di aver interesse per il proprio lavoro.
Il 15% procrastina più del solito.
L’11% ha preso giorni di malattia per motivi legati allo stress.
Il 23% sperimenta spesso ansia o stress.
Il 17% dorme male.
Il 15% soffre di mal di testa o irritabilità.
L’11% fatica a concentrarsi.
Cosa ci dicono questi dati: il burnout non si manifesta sempre in modo evidente. Si può continuare a lavorare, ma con meno motivazione. Un meccanismo simile si verifica quando la crescita professionale resta solo sulla carta: se aumentano le responsabilità ma non i riconoscimenti, la motivazione diminuisce. E, con il tempo, ci si inizia a cercare un altro lavoro.
Quando il burnout porta a fare solo il necessario o a cambiare lavoro
Quando, di fronte a stress e burnout, mancano un sistema di supporto e soluzioni concrete, molti reagiscono limitandosi al minimo indispensabile, mentre altri iniziano a pianificare l’uscita dall’azienda.
Il 13% dichiara di limitarsi attualmente al minimo indispensabile sul lavoro.
Il 27% afferma di aver adottato questo atteggiamento in passato.
Il 33% ha pensato di fare meno del solito per riuscire a gestire meglio il burnout.
Il 15% sta cercando un nuovo lavoro a causa del burnout.
Il 10% sta valutando di cambiare completamente settore.
Cosa ci dicono questi dati: il burnout è un fenomeno difficile da intercettare dall’esterno. Può tradursi in meno partecipazione sul lavoro, nel fare solo lo strettamente necessario e, in alcuni casi, nella decisione di aggiornare il CV e iniziare a cercare un altro lavoro.
Di burnout sul lavoro se ne parla ancora poco
Anche quando il burnout pesa sulla vita quotidiana, sono poche le persone che ne parlano sul posto di lavoro o utilizzano le risorse messe a disposizione dall’azienda.
Solo il 2% ne ha parlato con le risorse umane o con il proprio responsabile.
Il 44% non si sente a proprio agio nel parlare di burnout o salute mentale con il proprio manager.
Il 41% dubita che le risorse umane sappiano affrontare in modo efficace problemi legati al burnout.
Solo l’8% si rivolge a un professionista della salute mentale.
Appena il 3% utilizza programmi aziendali per la gestione dello stress.
Solo il 4% ha preso un periodo di congedo.
Cosa ci dicono questi dati: per molte persone parlare apertamente del burnout sul lavoro è ancora difficile. Se non ci si sente liberi di affrontare il problema con il proprio responsabile o con le risorse umane, è più probabile che venga tenuto per sé e affrontato senza un aiuto concreto, con il rischio che la situazione peggiori nel tempo.
Come affrontare il burnout
Molte persone sanno quali cambiamenti potrebbero migliorare la loro situazione lavorativa. Il problema è che non sempre queste misure vengono introdotte dalle aziende.
Il 24% indica un aumento dello stipendio come possibile aiuto contro il burnout.
Il 15% vorrebbe una settimana lavorativa di quattro giorni.
Il 10% ritiene importante lavorare in un ambiente aziendale più sereno.
Quando questi cambiamenti non arrivano, molti scelgono di intervenire direttamente sulla propria situazione.
Il 18% ha iniziato a mettere confini più chiari tra lavoro e vita privata.
Il 15% cerca nuove opportunità lavorative come modo per riprendere le redini della propria carriera.
Il 10% sta pensando di cambiare completamente carriera.
Vediamo, di seguito, una panoramica visiva di questi risultati.

Cosa ci dicono questi dati: i rimedi allo stress sul lavoro ci sono, ma in assenza di interventi alla radice le policy aziendali sembrano soltanto soluzioni tampone. I lavoratori vogliono un vero e proprio cambio di rotta che tuteli il loro tempo, la loro salute e il lavoro svolto.
Gli effetti del burnout non si fermano al singolo dipendente. Se molte persone lavorano a lungo in condizioni di forte stress, possono diminuire motivazione, partecipazione e continuità all’interno del team, mentre aumenta il rischio che qualcuno scelga di andarsene.
Per questo è importante agire anche sulle condizioni che alimentano lo stress quotidiano. Tra queste c’è la difficoltà a staccare dal lavoro: il nostro report sui dipendenti che restano reperibili anche nel tempo libero approfondisce proprio questo aspetto e le sue conseguenze sull’equilibrio tra lavoro e vita privata.
Il burnout ignorato raramente si risolve da solo. Più spesso porta a una perdita di motivazione e interesse e può spingere, nel tempo, a cercare un ambiente di lavoro diverso.
Per richieste stampa o maggiori informazioni, si prega di contattare Martyna Szczesniak all’indirizzo martyna.szczesniak@bold.com.
Metodologia del sondaggio
I dati presentati in questo report provengono da un sondaggio condotto da ilCVperfetto tramite Pollfish l’8 luglio 2025 su un campione di 1.000 lavoratori statunitensi.
Il sondaggio ha raccolto informazioni sulle esperienze dei partecipanti legate al burnout sul lavoro, al progressivo distacco dal proprio lavoro, alle strategie utilizzate per gestire lo stress e al supporto ricevuto sul posto di lavoro.
Agli intervistati sono state rivolte diverse tipologie di domande, con risposta sì/no, a scelta singola o a scelta multipla, per approfondire aspetti come la frequenza e l’intensità del burnout, le conseguenze sulla salute fisica e mentale, i cambiamenti nel comportamento sul lavoro e il rapporto con le risorse umane e con i responsabili aziendali.
Il campione era composto da lavoratori di età, genere e livello di istruzione diversi, così da includere una maggiore varietà di profili.
Prima di partecipare al sondaggio, tutti gli intervistati sono stati sottoposti a un controllo preliminare per verificare che risiedessero negli Stati Uniti e avessero un lavoro al momento del sondaggio. La raccolta dei dati è stata effettuata seguendo le procedure di verifica previste da Pollfish, per assicurare che le risposte raccolte fossero accurate e affidabili.
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