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La crescita di carriera dovrebbe dare slancio. Eppure oggi, per tantissime persone, sembra più una messa in scena.
Da un sondaggio de IlCVPerfetto condotto su un campione di 1.000 lavoratori emerge che, di questi, in tanti hanno sperimentato quella che è stata definita ghost growth, cioè una crescita professionale che esiste più sulla carta che nei fatti: niente aumento, niente promozione, nessun reale passo avanti in termini di ruolo o potere decisionale, con l’unica “ricompensa” rappresentata da un aumento del carico di lavoro.
Il report Ghost Growth mette a fuoco questa dinamica e le sue conseguenze: responsabilità che aumentano, stipendio fermo e motivazione in calo, mentre crescono stress e burnout.
Cosa è emerso
Per il 65% dei lavoratori, la crescita è solo apparente: si sale a parole, ma non nei fatti.
Per il 53% da fuori sembra che la carriera stia avanzando, ma chi lavora non percepisce una vera crescita.
Per il 66%, le aziende parlano tanto di formazione e sviluppo, ma i risultati concreti sono pochi.
Il 49% sente di essere in una fase di stallo che il datore di lavoro prova a riempire con iniziative di facciata.
Più carico di lavoro, ma meno in cambio
Nella pratica, per molti, la crescita coincide con un’agenda più piena, non con un riconoscimento reale:
- Il 78% ha ricevuto nuove mansioni o responsabilità senza un aumento o una promozione.
- Solo il 15% dichiara di aver ottenuto nell’ultimo anno un aumento proporzionato alla reale crescita del ruolo.
- Il 35% afferma di non essere mai stato compensato in modo adeguato per un carico di lavoro ampliato.
- Il 53% dichiara di aver ricevuto promesse di promozioni o opportunità che poi non si sono concretizzate.
Come leggere i dati: Lavorare di più senza riconoscimento non motiva: logora. E quando alle parole non seguono fatti, il rapporto di fiducia si incrina ed è più probabile che ci si inizi a guardare intorno.
Impatto emotivo: frustrazione, burnout e voglia di un cambio
Questa dinamica non riguarda solo il percorso professionale: tocca anche motivazione, energia e umore:
- Il 23% dice di essersi sentito frustrato sul lavoro per questo motivo.
- Il 20% riporta di aver sperimentato burnout.
- Il 16% si è attivato per cercare un nuovo lavoro.
- ll 15% non si sente più coinvolto nel proprio lavoro.
- Il 13% si sente bloccato nel proprio ruolo.
Qui trovi una rappresentazione visiva dei dati sopra riportati:

Come leggere i dati: Quando la mancata crescita viene vissuta come un limite personale, anche se l’impegno c’è stato, si crea un circolo vizioso fatto di dubbi, sovraccarico, stanchezza emotiva e frustrazione che si accumula.
La crescita di facciata spinge sempre piú lavoratori ad andarsene
Quando le promesse di avanzamento non si trasformano in fatti, l’idea di andarsene prende sempre più spazio:
- Il 68% ha preso in considerazione l’idea di lasciare il lavoro per via di una crescita di facciata, come una promozione senza aumento.
- Il 27% ha lasciato il lavoro per questo motivo.
- Il 41% è rimasto, ma ha comunque pensato di andarsene.
- Il 39% ha accettato lavoro extra sperando in un avanzamento, senza ricevere alcun riconoscimento.
- Il 31% si dice scoraggiato per aver fatto di più senza di fatto fare un passo avanti.
Come leggere i dati: Aspettative deluse e promesse non mantenute sono tra le principali cause che spingono i lavoratori a cambiare lavoro. Parlare di sviluppo senza offrire opportunità concrete non trattiene le persone: anzi, aumenta il rischio di perdere talenti.
La pressione di dover sembrare sempre in crescita
Per molte persone non è solo un tema interno all’azienda: c’è anche la sensazione di dover far vedere che tutto sta andando avanti, anche quando ruolo e stipendio non cambiano:
- Il 52% sente di dover dare l’idea di stare crescendo, anche quando non sta succedendo.
- Il 19% indica i datori di lavoro come fonte di questa pressione.
- Il 16% la attribuisce a colleghi o all’influenza dei social media.
- Per il 17% arriva sia dai datori di lavoro che dai colleghi/social media.
Come leggere i dati: In una cultura che esalta la corsa continua, restare fermi può sembrare un fallimento, anche quando la responsabilità è dell’azienda e non del lavoratore.
Qual è l’aiuto che i lavoratori vorrebbero e che spesso manca
Quando è stato chiesto loro cosa significhi crescita, nelle risposte sono stati indicati risultati tangibili e concreti:
- Il 27% vorrebbe un aumento di stipendio.
- Il 18% ritiene che crescita significhi un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata.
- Il 16% punta a ruoli di leadership o a un percorso di promozione chiaro.
- Il 15% vuole acquisire nuove competenze.
- L’8% pensa che ottenere maggiore autonomia sia sufficiente.
- Solo l’1% ha indicato “Altro”.
Come leggere i dati: Si capisce quando un avanzamento è reale e quando è solo un cambio di etichetta (per esempio: titolo nuovo, ma stesso stipendio, stessi compiti, stessa autonomia). Se non ci sono cambiamenti concreti, la crescita diventa apparenza, non un’esperienza reale.
Quando la promozione esiste solo sulla carta
Una progressione lenta o puramente formale può anche essere ben presentata all’interno dell’azienda, ma i lavoratori se ne accorgono subito. I segnali che contano sono altri: un aumento, un percorso di carriera chiaro, maggiore autonomia decisionale, fiducia e riconoscimento. Non basta semplicemente più lavoro da gestire o un titolo diverso.
Quando la crescita è solo di facciata, non motiva: scoraggia. E se il 65% dei lavoratori la percepisce così, il problema non è solo la perdita di fiducia: c’è anche un rischio concreto di perdere persone capaci, perché prima o poi smettono di crederci e guardano altrove.
Se l’obiettivo è trattenere i talenti migliori, servono passi concreti: meno apparenza e più cambiamenti visibili e tangibili.
Per ulteriori dettagli o approfondimenti, potete contattare Martyna Szcześniak all’indirizzo martyna.szczesniak@bold.com.
Metodologia del sondaggio
I dati del report si basano su un sondaggio condotto da IlCVPerfetto, tramite Pollfish, il 7 agosto 2025. L’indagine ha raccolto le risposte di 1.000 lavoratori statunitensi e ha approfondito temi come: crescita apparente, stallo di carriera, carico di lavoro, retribuzione e supporto del datore di lavoro.
I partecipanti hanno risposto a domande sì/no, a scelta singola e a scelta multipla. Il campione rappresenta diverse età, genere e livelli di istruzione, ed era composto esclusivamente da persone residenti negli Stati Uniti e impiegate regolarmente al momento del sondaggio.
La raccolta dei dati ha seguito i rigorosi standard di qualità di Pollfish per garantire accuratezza e affidabilità.
Profilo del campione
Il campione del sondaggio era equilibrato per genere, con il 50% di uomini e il 50% di donne. Per quanto riguarda l’età, il 15% aveva tra 18 e 24 anni, il 20% tra 25 e 34, il 16% tra 35 e 44, il 15% tra 45 e 54, il 13% tra 55 e 64 e il 21% aveva 65 anni o più. In termini di istruzione, il 14% possedeva una laurea magistrale, il 28% una laurea triennale, il 18% un diploma universitario di due anni (associate degree), il 37% un diploma di scuola superiore o equivalente e il 3% meno della scuola superiore.
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Camilla Cignarella
Copywriter esperta di consulenza professionale
Camilla Cignarella è una copywriter con esperienza in marketing e traduzione. Nata in una piccola città del sud Italia, si è trasferita in Spagna a 25 anni. Dopo un anno in Andalusia, ha deciso di stabilirsi in Catalogna. A Barcellona si è laureata in Filologia Spagnola e si è innamorata della letteratura sudamericana.
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