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L’intelligenza artificiale si è trasformata in poco tempo da ipotesi lontana e astratta a parte integrante della quotidianità lavorativa. Dalla stesura delle email al miglioramento delle presentazioni, per molti professionisti è ormai uno strumento utile e imprescindibile per lavorare in modo più rapido ed efficiente. Accanto a questa comodità, però, cresce anche la prudenza: chi la usa deve conciliare i vantaggi, innegabili, con dubbi legati all’accuratezza delle risposte e alla gestione delle informazioni personali.
Un nuovo sondaggio realizzato da ilCVperfetto su 1.000 lavoratori in Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna analizza in che modo i professionisti utilizzano l’IA e come vedono la sua diffusione sempre più ampia nei luoghi di lavoro.
Dal report European AI at Work 2026 emerge che, se da un lato il 58% degli intervistati usa l’IA sul lavoro, il 65% teme che i propri dati personali possano essere usati per addestrare l’intelligenza artificiale. L’IA si sta diffondendo in fretta, ma molte persone non si fidano ancora pienamente di questi strumenti. È proprio qui che si apre la questione di fondo: come renderne l’integrazione affidabile, sicura e sostenibile nei prossimi anni?
Dati chiave
L’IA è entrata a far parte della routine lavorativa: il 58% usa l’IA sul lavoro e, di questi, il 36% almeno una volta a settimana.
Non mancano i timori sulla privacy: il 65% teme che i propri dati vengano usati per addestrare gli strumenti di IA.
Le aziende mostrano una certa apertura: il 79% degli intervistati afferma che sul posto di lavoro l’uso dell’IA è consentito, entro certi limiti.
Resta però un problema di affidabilità: il 58% ha riscontrato errori o contenuti inesatti prodotti dall’IA, tra cui citazioni fittizie e risposte errate.
L’IA non viene usata solo a lavoro: il 73% usa l’IA anche nella vita privata, soprattutto per pianificare viaggi.
Nel complesso, il giudizio resta prudente ma positivo: il 66% giudica positivo l’effetto che l’IA ha avuto sulla società nell’ultimo anno.
Sempre più persone usano l’IA sul lavoro
Più di un terzo dei lavoratori europei, il 36%, usa l’IA sul lavoro almeno una volta a settimana. Questo fa capire che l’intelligenza artificiale non è più vista come una novità da testare, ma come qualcosa che può entrare a far parte del lavoro di tutti i giorni:
- L’11% la usa ogni giorno
- Il 25% la usa qualche volta a settimana
- Il 17% la usa qualche volta al mese
- Il 6% la usa sporadicamente
- Il 42% non la usa sul lavoro
Nel complesso, il 58% degli intervistati usa l’IA in ambito professionale, e tra questi sono molti quelli che la utilizzano già in modo regolare, ogni giorno o più volte a settimana.
Cosa ci dicono questi dati: l’IA sta passando da novità a risorsa sempre più presente nel lavoro di tutti i giorni. Se oltre un terzo delle persone intervistate la usa almeno una volta a settimana, è segno che il suo impiego è ormai integrato nella routine lavorativa.
Come i lavoratori usano l’IA
Tra chi utilizza l’IA sul lavoro, gli usi più comuni sono i seguenti:
- Traduzione e revisione testi – 36%
- Ricerca e raccolta idee – 33%
- Analisi dati – 28%
- Creazione contenuti – 25%
- Organizzazione attività – 22%
- Stesura report – 17%
- Creazione immagini e presentazioni – 13%
Nel complesso, l’IA viene usata soprattutto per scrivere con più precisione, cercare e analizzare informazioni e organizzare il lavoro in modo più efficace.
Cosa ci dicono questi dati: l’IA viene usata per velocizzare alcune fasi del lavoro, migliorare i testi, mettere in ordine le idee e gestire meglio i compiti. Più che prendere il posto delle persone, quindi, l’intelligenza artificiale, viene usata soprattutto come strumento di supporto.
Privacy e dati preoccupano i lavoratori
Il modo in cui vengono usati i dati è uno degli aspetti che preoccupa di più chi utilizza l’IA.
- Il 17% è molto preoccupato all’idea che i propri dati possano essere usati per addestrare questi strumenti
- Il 48% è abbastanza preoccupato
- Il 25% dice di non esserlo
- Il 10% non era a conoscenza di questa possibilità
Nel complesso, il 65% dei lavoratori europei esprime quindi almeno qualche preoccupazione per la privacy dei dati legata all’uso dell’IA.
Cosa ci dicono questi dati: anche se l’uso dell’IA continua a crescere, restano diffusi i dubbi su come vengono raccolti e usati i dati. Per questo, per le aziende diventa sempre più importante avere regole chiare e spiegare bene come questi strumenti gestiscono le informazioni dei dipendenti e dell’organizzazione.
Nelle aziende c’è apertura, ma con dei limiti
La possibilità di usare l’IA sul lavoro sta diventando sempre più comune, ma spesso resta entro confini ben precisi:
- Il 26% dice che il proprio manager incoraggia apertamente l’uso dell’IA
- Il 53% afferma che è consentita solo per attività limitate, per esempio di ricerca
- Il 12% dice che l’uso dell’IA è fortemente scoraggiato e può avere conseguenze
- Il 9% racconta di usarla con discrezione perché il proprio manager non approva
Quasi 8 lavoratori su 10 affermano che, nel loro ambiente di lavoro, è possibile usare l’IA, ma raramente senza restrizioni: nella maggior parte dei casi le aziende ne permettono l’uso solo in contesti specifici e ben definiti.
Cosa ci dicono questi dati: molte aziende vedono il potenziale dell’IA, ma non hanno ancora definito con chiarezza come integrarla nel lavoro quotidiano. Per questo sono necessarie linee guida più precise, che aiutino a trasformare un’autorizzazione generica in un utilizzo realmente consapevole e strutturato.
Resta il problema dell’affidabilità
Anche se l’uso dell’IA continua a crescere, per molti resta il dubbio su quanto ci si possa fidare dei risultati:
- Il 58% dei lavoratori dice di essersi trovato davanti a errori o informazioni inesatte generate dall’IA come:
- Citazioni fittizie o dati inesistenti – 17%
- Scarsa comprensione della richiesta o del contesto – 17%
- Risposte sbagliate o fuorvianti – 14%
- Contenuti di bassa qualità – 9%
- Il 42% dice invece di non aver riscontrato problemi finora
Cosa ci dicono questi dati: per poter fare affidamento, senza remore, sui contenuti creati dall’IA, occorrono miglioramenti costanti in termini di qualità dei risultati generati, ma anche una valutazione attenta da parte di chi utilizza gli strumenti di intelligenza artificiale.
L’uso dell’IA va oltre il lavoro
L’uso dell’IA non riguarda più solo l’ambito professionale, ma anche la vita di tutti i giorni:
- Consigli per viaggi e vacanze – 28%
- Studio e formazione – 27%
- Cucina e organizzazione dei pasti – 26%
- Suggerimenti per gli acquisti – 21%
- Consigli su film, serie e intrattenimento – 20%
- Gestione delle finanze personali – 20%
- Casa, piccoli lavori e fai da te – 19%
- Salute – 18%
- Supporto per il benessere mentale – 10%
- Il 27% dice di non usare l’IA nella vita privata
Cosa ci dicono questi dati: l’IA sta trovando spazio non solo nel lavoro, ma anche nella sfera personale. La varietà degli utilizzi fa capire che per molte persone è già diventata un aiuto pratico in diversi aspetti della vita quotidiana.
Opinione generale: ottimismo, ma con prudenza
Alla domanda sull’impatto complessivo dell’IA sulla società nell’ultimo anno:
- Il 10% lo giudica molto positivo
- Il 56% abbastanza positivo
- Il 25% abbastanza negativo
- Il 9% molto negativo
Il 66% dà quindi un giudizio positivo, anche se restano dubbi e preoccupazioni.
Cosa ci dicono questi dati: molti vedono nell’IA un potenziale reale anche al di là del lavoro. Allo stesso tempo, però, questo giudizio positivo non è privo di riserve. Il futuro dell’IA dipenderà non solo dai progressi tecnologici, ma anche dalla capacità di renderla più precisa, più chiara nel modo in cui usa i dati e più sicura agli occhi di chi la utilizza.
Il report del 2026 European AI at Work mette in evidenza un punto cardine: il futuro dell’IA nel lavoro non dipenderà solo dall’innovazione. Perché il suo uso diventi stabile nel tempo, sarà necessario affrontare i dubbi sulla privacy, ridurre errori e contenuti imprecisi e fare in modo che le persone possano usarla con maggiore tranquillità. In questo le aziende hanno un ruolo centrale: devono dare regole chiare, spiegare bene come questi strumenti funzionano e promuoverne un uso responsabile. Altrimenti rischiano di rallentarne sia l’utilizzo sia una diffusione più ampia.
Metodologia
I dati presentati in questo report si basano su un sondaggio condotto da ilCVperfetto tramite Pollfish dal 10 al 12 ottobre 2025. All’indagine hanno partecipato 1.000 persone con un lavoro a tempo pieno in Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna. Ai partecipanti è stato chiesto di rispondere a domande di diverso tipo – sì/no, con una sola opzione di risposta e a scelta multipla – su vari aspetti legati all’uso dell’IA: abitudini di utilizzo, indicazioni ricevute dai manager, dubbi su affidabilità e privacy dei dati, e opinioni sul ruolo più ampio dell’intelligenza artificiale nella società nel 2026.
Composizione del campione
Il campione era quasi perfettamente bilanciato dal punto di vista del genere: il 50% dei partecipanti si è identificato come uomo e il 50% come donna. I partecipanti appartenevano a diverse fasce d’età: il 20% aveva tra i 18 e i 28 anni (Gen Z), il 30% tra i 29 e i 44 anni (Millennial), il 25% tra i 45 e i 60 anni (Gen X) e il 25% tra i 61 e i 79 anni (Baby Boomer). Le persone coinvolte nel sondaggio provenivano da settori diversi e avevano livelli di reddito e ruoli professionali differenti, così da offrire un quadro il più possibile ampio ed esaustivo.
Info su ilCVperfetto
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Camilla Cignarella
Copywriter esperta di consulenza professionale
Camilla Cignarella è una copywriter con esperienza in marketing e traduzione. Nata in una piccola città del sud Italia, si è trasferita in Spagna a 25 anni. Dopo un anno in Andalusia, ha deciso di stabilirsi in Catalogna. A Barcellona si è laureata in Filologia Spagnola e si è innamorata della letteratura sudamericana.
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