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Quando un’azienda pubblica un’offerta di lavoro, non descrive il candidato ideale in modo casuale. Usa parole precise: ruolo, strumenti, attività quotidiane, esperienza richiesta.
Un ATS confronta queste informazioni con quelle presenti nei CV. Per questo le parole chiave contano. Ma il punto non è riempire il curriculum di termini presi dall’annuncio. Il punto è capire quali parole contano di più e come inserirle nel CV senza rendere il testo artificiale.
Per verificarlo, abbiamo creato un’offerta fittizia per un ruolo di Digital Marketing Specialist e l’abbiamo confrontata con 5 CV diversi. Alcuni curriculum usavano un linguaggio molto vicino all’annuncio. Altri descrivevano competenze simili, ma con parole più generiche, traduzioni italiane o formulazioni meno tecniche.
Abbiamo osservato vari aspetti: cosa succede quando lo stesso CV viene scritto al maschile o al femminile? E cosa cambia quando gli anglicismi dell’annuncio vengono sostituiti da equivalenti italiani? O quando il job title che nell’offerta è in inglese viene tradotto?
Vediamo insieme che cosa è emerso.
Come abbiamo impostato il test
L’offerta di lavoro era rivolta alla ricerca di una figura di Digital Marketing Specialist per un’azienda B2C operante nel settore e-commerce. Qui sotto trovi l’annuncio che abbiamo usato come riferimento per il confronto.

Da questa offerta abbiamo estratto sia le competenze principali sia gli strumenti citati in modo esplicito: SEO, content marketing, social media, Google Ads, Meta Ads, email marketing, CRM, Google Analytics 4, KPI, test A/B, WordPress, HubSpot, Mailchimp, Semrush e Looker Studio.
L’annuncio richiedeva anche 2-3 anni di esperienza in ruoli di digital marketing, oltre a competenze di scrittura per web, newsletter e social media.
Poi abbiamo creato 5 CV fittizi, tutti collegati al marketing, ma con livelli diversi di aderenza all’annuncio.
La differenza principale era nel linguaggio usato:
- un CV riprendeva quasi esattamente le parole dell’offerta;
- un altro descriveva competenze simili con termini italiani o più generici;
- due CV erano quasi identici, ma uno scritto al maschile e uno al femminile;
- un altro era coerente con il marketing, ma meno centrato sul digital marketing.
Quale strumento abbiamo usato per il test
Per il confronto abbiamo usato Zoho Recruit, un sistema per la gestione delle candidature che permette di confrontare i profili dei candidati con una specifica offerta di lavoro.
Dopo aver creato la posizione, abbiamo caricato i CV come profili di 5 candidati diversi. Ogni curriculum è stato poi confrontato con la stessa offerta tramite la funzione che misura la corrispondenza tra candidato e ruolo.
Il punteggio non va letto come una valutazione assoluta della qualità del curriculum. Indica piuttosto quanto il profilo risulta allineato alla posizione caricata nel tool.
In Zoho Recruit, questo punteggio si basa sul confronto tra competenze, qualifiche e requisiti indicati nell’offerta. Alcune competenze possono avere un peso maggiore di altre, per esempio quando vengono impostate come competenze/requisiti principali.
Per questo, un CV può risultare valido per un selezionatore ma ottenere un punteggio basso se le competenze richieste non vengono riconosciute dal sistema, sono descritte in modo troppo generico o non compaiono nelle sezioni più rilevanti del documento.
I risultati del test
| Candidato / versione CV | Tipo di CV | Punteggio ATS (%) | |
|---|---|---|---|
| Chiara Bianchi | Marketing generale: eventi, brochure, newsletter | Troppo lontano dalla posizione offerta | 16 |
| Paolo Mondi | Titolo italiano: “Specialista di marketing digitale” | Il titolo tradotto funziona peggio del job title dell’offerta | 20 |
| Paola Mondi | Stesso CV di Paolo, ma al femminile | Il femminile non abbassa il punteggio | 20 |
| Giulia Rinaldi | CV coerente, con alcune keyword chiave | Profilo adatto, ma meno forte su analytics, KPI e strumenti specifici | 54 |
| Paolo/Paola Mondi — versione aggiornata | Stesso CV, ma con “Digital Marketing Specialist” | Il job title esatto cambia molto il risultato | 69 |
| Martina Conti | CV molto vicino all’offerta | Titolo, strumenti, metriche e attività allineati all’offerta | 78 |
La tabella mostra una progressione chiara. Il punteggio più basso è quello di Chiara Bianchi, perché il suo CV resta nell’area del marketing generale, ma è lontano dalle attività richieste per un ruolo di Digital Marketing Specialist.
Il confronto tra Paolo e Paola Mondi è invece utile per un altro motivo: il passaggio dal maschile al femminile non cambia il risultato. Entrambi ottengono 20 punti. Il salto arriva solo quando lo stesso profilo viene aggiornato con il job title dell’offerta: inserendo “Digital Marketing Specialist” nel profilo e nell’esperienza, il punteggio sale a 69.
Il risultato migliore è quello di Martina Conti, che ha ottenuto il punteggio più alto, perché il suo curriculum usa molte delle parole presenti nell’annuncio e le collega ad attività pertinenti e concrete.
Ma vediamo nel dettaglio che cosa ci insegna ciascun confronto.
Perché il CV con le keyword esatte ha ottenuto il punteggio maggiore
Il CV di Martina Conti ottiene il punteggio più alto perché parla una lingua molto simile a quella dell’annuncio.
Il collegamento è evidente già dal profilo professionale. Martina si presenta come Digital Marketing Specialist e cita competenze come SEO, content marketing, social media, email marketing, CRM e test A/B.
Anche la sezione Competenze è molto vicina all’offerta: Google Ads, Meta Ads, Google Analytics 4, Search Console, Looker Studio, WordPress, HubSpot, Mailchimp, Semrush e Ahrefs.
Ma il punto non è solo la quantità di parole chiave.
Nel curriculum di Martina, questi termini non sono isolati in una lista. Compaiono anche nelle esperienze professionali:
- gestione del piano editoriale per blog, newsletter e canali social;
- scrittura e ottimizzazione di contenuti SEO;
- gestione di campagne Google Ads e Meta Ads;
- monitoraggio delle performance tramite Google Analytics 4, Search Console e Looker Studio;
- analisi di KPI come traffico organico, conversion rate, CTR, costo per acquisizione e tasso di apertura email;
- segmentazione del database clienti e supporto alle automazioni CRM;
- test A/B su headline, CTA e landing page.
Questo rende il CV più forte per due motivi.
Da una parte, il sistema ATS trova facilmente le parole dell’annuncio. Dall’altra, il recruiter capisce dove quelle competenze sono state usate. La keyword non resta astratta, ma viene collegata a un’attività, a uno strumento e a un obiettivo.
Una frase come:
Supporto alla gestione di campagne Google Ads e Meta Ads per acquisizione clienti e remarketing.
è più chiara di:
Supporto alle attività pubblicitarie online.
Entrambe possono descrivere un’esperienza simile. Ma la prima è più precisa, più leggibile e più vicina al linguaggio dell’offerta.
Ed è anche più efficace dal punto di vista del recruiter: non si limita a dire che la candidata si è occupata di pubblicità online, ma specifica quali canali ha usato e con quale finalità.

Il caso Giulia: quando il CV è coerente, ma non del tutto allineato
Il caso di Giulia Rinaldi è interessante perché il suo CV non è fuori tema. Anzi, è coerente con l’offerta.
Nel profilo professionale compaiono termini come: Digital Marketing Specialist, SEO, ottimizzazione per i motori di ricerca, content marketing, canali social, Google Ads, Meta Ads, newsletter, CRM, performance, KPI, reportistica e landing page.
Anche le esperienze sono pertinenti. Giulia ha lavorato su:
- contenuti per sito web, newsletter e social media;
- ricerca keyword;
- campagne digitali;
- analisi delle performance;
- reportistica;
- campagne promozionali stagionali.
Per questo il punteggio è più alto rispetto ai profili più generici: 54 punti.
La differenza con Martina, che resta evidente, sta nel livello di precisione.
Nel curriculum di Giulia molte competenze sono corrette, ma espresse con formule più ampie o più descrittive. Nella sezione competenze, per esempio, compaiono espressioni come:
- ottimizzazione per i motori di ricerca;
- ricerca di parole chiave;
- campagne pubblicitarie online;
- ottimizzazione delle pagine di atterraggio;
- analisi delle performance;
- monitoraggio di clic e tasso di conversione;
- utilizzo di strumenti di analisi web.
Sono formule corrette, ma meno vicine alle parole dell’annuncio rispetto a espressioni come Google Analytics 4, Looker Studio, CTR, CPA, test A/B, landing page.
Questo non significa che il CV di Giulia sia scritto male. Significa che, per una posizione molto tecnica, un CV coerente può perdere forza se non rende abbastanza visibili strumenti, metriche e attività specifiche.
Il passaggio utile sarebbe affiancare le formule naturali ai termini tecnici.
Per esempio:
Analisi delle performance di traffico, conversioni e attività email tramite Google Analytics 4 e Looker Studio.
Oppure:
Supporto a campagne Google Ads e Meta Ads con monitoraggio di CTR, CPA e conversion rate.
In questo modo il CV resta leggibile, ma diventa anche più aderente all’offerta. La differenza è sottile, ma importante: non si tratta di aggiungere parole a caso, ma di rendere visibili strumenti e metriche già coerenti con l’esperienza descritta.

Il job title può pesare più di quanto sembri
Il dato più netto del test riguarda Paolo e Paola Mondi.
Nella prima versione, i due CV usano il titolo Specialista di marketing digitale, una traduzione corretta di “Digital Marketing Specialist”.
Anche il resto del CV descrive competenze rilevanti: ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca, campagne pubblicitarie online, marketing via email, gestione dei contatti clienti, analisi delle prestazioni, tasso di clic e costo per acquisizione.
Il problema è che l’offerta usa un altro linguaggio. Cerca un Digital Marketing Specialist e cita strumenti, metriche e attività tipiche del digital marketing con termini molto specifici.
Quando il CV mantiene la traduzione italiana, il punteggio resta a 20. Quando invece il profilo viene aggiornato inserendo Digital Marketing Specialist nel profilo e nell’esperienza, il punteggio sale a 69.
Questo passaggio è importante perché mostra una cosa diversa dal semplice “usa le keyword dell’annuncio”.
Qui non stiamo aggiungendo nuove competenze. Non stiamo trasformando il candidato in un profilo diverso. Stiamo cambiando il modo in cui una competenza già presente viene nominata.
“Specialista di marketing digitale” e “Digital Marketing Specialist” possono significare la stessa cosa per una persona. Ma in un sistema di matching, la forma esatta del job title può essere letta in modo diverso.
La conclusione non è che bisogna usare sempre l’inglese. La conclusione è più precisa: se l’annuncio usa un job title tecnico e quel titolo corrisponde alla tua esperienza, conviene riprenderlo nel CV, eventualmente anche accanto alla traduzione italiana.
In questo modo il CV resta comprensibile per il recruiter e più riconoscibile per il sistema ATS.
Maschile o femminile: nel nostro test il punteggio non cambia
Se un’offerta di lavoro è formulata al maschile, un CV scritto al femminile viene penalizzato da un ATS?
Nell’annuncio utilizzato per il test comparivano espressioni come “un Digital Marketing Specialist”, “esperto”, “candidato”, “abituato”, e cioè termini formulati prevalentemente al maschile.
Per verificare l’impatto di questa scelta linguistica, abbiamo confrontato due CV quasi identici: quello di Paolo Mondi, scritto al maschile, e quello di Paola Mondi, scritto al femminile.
I due curriculum hanno la stessa struttura, con esperienze e competenze sovrapponibili. Cambiano solo alcune forme grammaticali e alcune formulazioni del ruolo.
Paolo usa:
- esperto
- abituato
- assistente junior di marketing
Paola usa:
- esperta
- abituata
- addetta marketing junior
Il punteggio, però, resta identico: 20 per Paolo e 20 per Paola.
Il femminile non ha abbassato il punteggio. Al contrario, Paolo e Paola sono stati valutati allo stesso modo.
La differenza più forte emerge solo dopo, quando il job title italiano viene sostituito con Digital Marketing Specialist. A quel punto il punteggio sale a 69.
Nel nostro test, quindi, il genere grammaticale non ha inciso sul punteggio. Ha inciso molto di più la distanza tra il job title usato nel CV e il job title usato nell’offerta.
Cosa possiamo imparare dal test
Il test mostra che un sinonimo non sempre basta. Un recruiter capisce che “Specialista di marketing digitale” e “Digital Marketing Specialist” possono indicare ruoli equivalenti, ma un sistema ATS può dare più peso alla formula usata nell’annuncio.
Questo vale soprattutto per i ruoli tecnici, in cui termini come SEO on-page, landing page, CRM, o Looker Studio non sono semplici parole inglesi, ma spesso indicano strumenti o metriche precise.
Per questo le keyword funzionano meglio quando sono specifiche e inserite nel contesto. Il CV con il punteggio più alto non era quello con più parole chiave in assoluto, ma quello in cui ruolo, strumenti, metriche e attività erano espressi con un linguaggio vicino all’offerta e collegati a esperienze concrete.
Una formula come:
gestione campagne digitali
resta piuttosto ampia. Una frase come:
gestione di campagne Google Ads e Meta Ads per acquisizione clienti, con monitoraggio di CTR, conversion rate e costo per acquisizione
rende invece il collegamento più chiaro sia per il sistema ATS sia per il recruiter.
La lezione principale è questa: non bisogna copiare l’annuncio, ma usare i termini tecnici dell’offerta quando corrispondono alla propria reale esperienza.
Come ottimizzare il CV senza riempirlo di parole chiave
Il primo elemento da controllare è il job title. Se l’annuncio cerca un Digital Marketing Specialist e hai esperienza in quel ruolo, non sostituire il titolo con una traduzione libera.
Poi controlla gli strumenti. Se hai lavorato con Google Analytics 4, Looker Studio, WordPress, HubSpot, Mailchimp o Semrush, scrivili con il loro nome. “Strumenti di analisi web” è corretto, ma è meno preciso di “Google Analytics 4 e Looker Studio”.
Lo stesso vale per le metriche. Non basta dire “analisi delle performance” se puoi indicare che hai monitorato CTR, CPA, conversion rate, traffico organico o tasso di apertura email.
Infine, le keyword funzionano meglio quando sono legate a un’attività concreta. Una lista come:
SEO, CRM, Google Ads, Analytics, KPI
dice poco su cosa hai fatto.
Meglio poi spiegare, nella sezione delle esperienze:
Ottimizzazione SEO di articoli blog e landing page attraverso keyword, meta title e meta description.
Oppure:
Gestione di campagne Google Ads e Meta Ads con monitoraggio di CTR, CPA e conversion rate.
Così il CV resta naturale, ma diventa più chiaro. L’ATS trova i termini rilevanti, mentre il recruiter capisce come li hai usati.
Il CV deve parlare all’ATS e al recruiter
Quando si parla di ATS, il rischio è scrivere un CV pensando solo al software. Ma il curriculum non viene scritto per un algoritmo: deve superare una prima selezione e arrivare a una persona.
Per questo un buon CV funziona su tre livelli.
- ATS: il sistema rileva parole chiave, strumenti, competenze e corrispondenze con l’offerta.
- Recruiter: il selezionatore capisce dove e come quelle competenze sono state usate.
- Narrazione professionale: il CV mostra un percorso coerente, non una lista casuale di termini tecnici.
Il problema è quando il curriculum funziona solo su uno di questi livelli. Un CV pieno di parole chiave può essere leggibile per un sistema, ma risultare meno efficace quando viene esaminato da una persona.
Il punto di equilibrio è usare il linguaggio dell’annuncio solo quando corrisponde alla tua esperienza.
Se hai lavorato su campagne Google Ads, scrivi Google Ads. Se hai usato Google Analytics 4, scrivi Google Analytics 4. Se hai monitorato CTR, CPA o conversioni, cita quelle metriche. Se hai lavorato su landing page, non sostituire il termine con “pagine promozionali” o “pagine di atterraggio”.
Per raggiungere questo equilibrio, conta non solo cosa scrivi, ma anche come organizzi le informazioni. Un curriculum ben strutturato aiuta l’ATS a riconoscere competenze e parole chiave, ma rende anche più semplice per il recruiter individuare esperienze, risultati e strumenti utilizzati.
Un modello personalizzabile può facilitare questo lavoro. Con il CV builder de ilCVPerfetto puoi organizzare esperienze e competenze in sezioni chiare e leggibili, mantenendo un curriculum efficace sia per i sistemi di selezione sia per le persone che lo leggeranno.

Camilla Cignarella
Copywriter esperta di consulenza professionale
Camilla Cignarella è una copywriter con esperienza in marketing e traduzione. Nata in una piccola città del sud Italia, si è trasferita in Spagna a 25 anni. Dopo un anno in Andalusia, ha deciso di stabilirsi in Catalogna. A Barcellona si è laureata in Filologia Spagnola e si è innamorata della letteratura sudamericana.
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