- I nostri utenti si sono candidati a: *Foot Note
Quando scrivi un CV, dove conviene inserire le informazioni chiave? Nel profilo, nelle esperienze o in una lista di competenze?
Per capirlo, abbiamo testato su Manatal 5 CV con skill simili, ma distribuite in sezioni diverse. I risultati di compatibilità sono sorprendenti: dal 29% all’84%.
Cosa fa la differenza? Il contesto. Il test dimostra che un semplice elenco non basta. Il match migliore si ottiene quando profilo, esperienze e skill si sostengono a vicenda, spiegando non solo cosa sai fare, ma come e dove lo hai messo in pratica.
Come abbiamo impostato il test
Manatal è un software per la selezione del personale che utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare i CV dei candidati e valutarne la compatibilità con una determinata posizione.
A partire dai requisiti indicati per il ruolo (competenze, esperienza lavorativa, formazione e altri elementi rilevanti) il sistema assegna a ciascun candidato un punteggio di corrispondenza.
Per il nostro test abbiamo simulato un’offerta per il ruolo di Specialista Assistenza Clienti. Il software attribuisce un peso diverso ai vari criteri: i requisiti essenziali incidono maggiormente sul punteggio finale, mentre quelli considerati opzionali hanno un peso inferiore.
Abbiamo quindi suddiviso i criteri richiesti nella nostra offerta in due categorie:
- Requisiti indispensabili (peso maggiore): almeno 4 anni di esperienza nel ruolo, gestione dei ticket e degli SLA, utilizzo di piattaforme specifiche come Zendesk, Intercom o Freshdesk, conoscenza di Office e di strumenti di IA come ChatGPT. Più competenze trasversali come ottime capacità comunicative, problem solving, organizzazione e attitudine al lavoro di squadra.
- Requisiti opzionali (peso minore): esperienza in aziende tecnologiche, conoscenze di base nel supporto tecnico, utilizzo di strumenti di automazione e familiarità con le metriche di soddisfazione del cliente, come CSAT e NPS.
Infine, abbiamo caricato cinque CV costruiti a partire dagli stessi requisiti dell’offerta, variando il modo in cui competenze, strumenti e risultati venivano presentati nelle diverse sezioni.
È importante sottolineare che il punteggio assegnato dal software non rappresenta una valutazione della qualità complessiva del CV. Indica esclusivamente quanto le caratteristiche riportate nel documento corrispondono ai criteri definiti per questa specifica posizione.
Ma vediamo quali sono stati i risultati del nostro test.
I risultati del test: dal 29% all’84%
| Candidato | Punteggio | Caratteristica principale del CV |
| Alessio Riva | 84% | Informazioni pertinenti e coerenti tra profilo, esperienze e skill |
| Giulia Romano | 71% | Sezione skill semplice, ma esperienze molto concrete |
| Sara Conti | 55% | Profilo professionale dettagliato, esperienze più generiche |
| Andrea Moretti | 42% | Tool in sezioni aggiuntive, esperienze generiche |
| Marco Santini | 29% | Molte skill pertinenti in Competenze, poco sviluppate nelle esperienze |

Presi singolarmente, questi numeri dicono poco. È il modo in cui cambiano i CV a rendere interessante il confronto. Partiamo dal risultato migliore.

Il CV di Alessio: informazioni coerenti tra tutte le sezioni
Con un punteggio dell’84%, Alessio Riva ha ottenuto il risultato migliore.
Il suo curriculum non ha una singola sezione particolarmente “carica” mentre le altre rimangono generiche. Le informazioni importanti sono distribuite in modo coerente in tutto il documento.
Nel profilo professionale compaiono esperienza in aziende tecnologiche e digitali, Zendesk, Intercom, Freshdesk, ticket e SLA, supporto tecnico e ChatGPT.
Le esperienze spiegano poi come queste competenze sono state utilizzate. Alessio dichiara, per esempio, di aver gestito oltre 45 ticket al giorno tramite Zendesk, lavorato nel rispetto degli SLA, collaborato con Product e Operations e utilizzato ChatGPT per aggiornare la knowledge base. Sono presenti anche CSAT, tempi di risposta, Intercom e Freshdesk.
Infine, la sezione Competenze riprende gli elementi principali: ticket e SLA, Zendesk, Intercom, Freshdesk, Microsoft Office, ChatGPT, automazione e metriche di soddisfazione.
Il punto non è che una keyword venga ripetuta più volte. Il dato interessante è un altro: le diverse sezioni raccontano lo stesso profilo professionale senza contraddirsi. E in particolare:
- il profilo anticipa ciò che Alessio sa fare;
- le esperienze mostrano come lo ha fatto;
- la sezione Competenze permette di individuare rapidamente gli strumenti e le capacità più importanti.
Nel nostro test, questa struttura coincide con il punteggio più alto.
Il CV di Giulia: le skills dimostrate nelle esperienze
Il caso di Giulia Romano, che ha ottenuto il 71%, mette in evidenza un aspetto diverso. La sua sezione Competenze è piuttosto essenziale:
- assistenza clienti;
- problem solving;
- comunicazione;
- organizzazione;
- Microsoft Office;
- gestione delle priorità.
Se ci fermassimo a questa parte del CV, il suo profilo sembrerebbe meno specifico rispetto a quello di Alessio. Ma la differenza emerge nelle esperienze lavorative, sezione in cui Giulia entra molto più nel dettaglio. Scrive, per esempio:
“Gestione di oltre 45 ticket al giorno tramite Zendesk, fornendo assistenza agli utenti via email e chat.”
Nelle esperienze cita anche SLA, Product e Operations, ChatGPT, knowledge base, CSAT, Intercom, Freshdesk e supporto tecnico. Aggiunge anche risultati concreti, come il 90% delle problematiche risolte senza escalation, oltre 30 casi analizzati al mese e un miglioramento del 15% del CSAT.
La differenza rispetto a una frase più generica come:
“Gestione delle richieste dei clienti.”
è evidente. Entrambe descrivono un’attività di customer care, ma la prima permette di capire subito che cosa faceva Giulia, quali strumenti utilizzava, attraverso quali canali lavorava e con quale volume di richieste.
Questo livello di dettaglio è utile non solo per un software ATS, ma anche per il recruiter, che può vedere direttamente come una competenza è stata applicata nel lavoro quotidiano.
Il confronto suggerisce una conclusione interessante: una sezione Competenze semplice può funzionare bene se le skill più importanti emergono poi in modo chiaro, concreto e pertinente, dalla sezione delle esperienze professionali.
Il CV di Sara: un buon profilo non basta senza esperienze concrete
Sara Conti ha ottenuto il 55%.
Il suo profilo professionale è pertinente: presenta oltre sette anni di esperienza, supporto agli utenti, servizi digitali, assistenza tramite email e chat, collaborazione con altri team, problem solving e gestione delle priorità.
Ma quando arriviamo alle esperienze, le descrizioni diventano molto più generiche:
- assistenza ai clienti;
- gestione delle richieste;
- collaborazione con altri team;
- supporto nella risoluzione dei problemi;
- aggiornamento della documentazione.
Mancano molti degli elementi specifici che erano visibili nel CV di Giulia: strumenti di ticketing, SLA, tecnologie utilizzate, metriche e risultati.
Il confronto non ci dice che il profilo professionale sia poco importante. Al contrario, il profilo serve a presentare rapidamente il valore del candidato. Ma svolge soprattutto una funzione di sintesi.
Possiamo quindi ricavarne una regola utile per chi scrive un CV: il profilo professionale può sintetizzare i tuoi punti di forza, ma dovrebbe trovare conferma nelle esperienze che seguono.
Dire di avere esperienza nel supporto clienti è un buon punto di partenza. Spiegare come hai gestito quel supporto rende l’informazione molto più concreta e pertinente.
Il CV di Andrea: le sezioni aggiuntive completano, non sostituiscono
Andrea Moretti raggiunge il 42% e ci permette di osservare un’altra strategia. Le sue esperienze professionali sono piuttosto generiche:
- assistenza via email e chat;
- gestione delle richieste;
- collaborazione con altri team;
- aggiornamento della documentazione.
Andrea aggiunge però informazioni interessanti in altre parti del curriculum.
Ha una sezione dedicata ai tool con Zendesk, Intercom, Freshdesk, Notion, Slack, Microsoft Office e ChatGPT.
Presenta inoltre:
- una certificazione Zendesk Support Administrator;
- una in Generative AI Fundamentals.
Sono informazioni pertinenti alla posizione. E proprio per questo il risultato è interessante: nel nostro test, queste sezioni aggiuntive non sono bastate a portare il CV allo stesso livello dei profili in cui strumenti e competenze venivano sviluppati direttamente nelle esperienze.
La conclusione non è che certificazioni o sezioni extra siano inutili. Al contrario, possono aggiungere informazioni che altrimenti non troverebbero spazio nel curriculum.
La differenza sta nella loro funzione: dovrebbero completare le sezioni principali, non sostituirle.
Il CV di Marco: una lista di skill non basta
Il risultato più controintuitivo è quello di Marco Santini: 29%. La sua sezione Competenze sembra, a prima vista, molto vicina all’offerta.
Contiene:
- Zendesk, Intercom e Freshdesk;
- ticket e SLA;
- Google Workspace;
- Microsoft Office;
- ChatGPT e IA generativa;
- supporto tecnico di base;
- problem solving;
- gestione delle priorità.
Eppure le esperienze raccontano molto poco di tutto questo. Troviamo soprattutto formule come “gestione delle richieste”, “assistenza agli utenti”, “risoluzione delle problematiche”, “follow-up dei casi” e “collaborazione con il team”.
Il dato è interessante perché mostra il limite di una strategia basata soltanto sulla lista delle skill. Nel nostro test, inserire numerosi termini pertinenti nella sezione Competenze non è stato sufficiente per ottenere un punteggio elevato.
Questo suggerisce un consiglio utile anche al di fuori degli ATS: se dichiari di conoscere Zendesk, SLA o supporto tecnico, prova anche a mostrare dove li hai usati.
Perché una lista dice che cosa conosci. Ma l’esperienza può spiegare che cosa ci hai fatto.
Cosa abbiamo imparato da questo test
A questo punto il filo che unisce i risultati diventa più chiaro.
Ogni sezione del curriculum ha una funzione diversa:
- Profilo professionale: sintetizza esperienza e punti di forza più pertinenti.
- Esperienze lavorative: mostrano attività, responsabilità, strumenti utilizzati e risultati.
- Competenze: permettono di individuare rapidamente skill e conoscenze rilevanti.
- Sezioni aggiuntive: certificazioni, tecnologie e altre informazioni completano il profilo.
Il problema nasce quando una sola sezione deve sostenere quasi tutta la candidatura.
Marco presenta molte skill, ma le collega poco alle esperienze. Andrea aggiunge strumenti e certificazioni pertinenti, mentre le attività professionali rimangono generiche. Sara ha un buon profilo, ma meno dettagli su ciò che ha fatto concretamente.
Giulia fa quasi il contrario: la lista delle competenze è essenziale, ma le esperienze rendono molto visibili strumenti, responsabilità e risultati.
Alessio, infine, distribuisce le informazioni in modo coerente tra più sezioni e ottiene il punteggio migliore.
Il confronto suggerisce quindi che le diverse parti del CV funzionano meglio quando si sostengono a vicenda.
Significa duplicare meccanicamente le stesse parole? No.
Significa che se nel profilo scrivi di avere esperienza nella gestione dei ticket, nelle esperienze puoi spiegare quanti ne gestivi, con quale strumento e secondo quali procedure. Così come poi, nella sezione Competenze, puoi poi rendere immediatamente riconoscibili Zendesk e SLA.

Required e Preferred: perché leggere bene l’offerta
Dopo il test abbiamo modificato un solo parametro, e cioè il requisito: Esperienza con Zendesk, Intercom, o Freshdesk, che abbiamo spostato da Required a Preferred, senza modificare i cinque CV.
Manatal indica che i requisiti Required esercitano una maggiore influenza, mentre quelli Preferred rappresentano caratteristiche desiderabili; modificare i requisiti provoca quindi un nuovo calcolo e un nuovo ordinamento dei candidati.
I risultati sono cambiati così:
| Candidato | Zendesk Required | Zendesk Preferred | Differenza |
| Alessio Riva | 84% | 83% | -1 |
| Giulia Romano | 71% | 80% | +9 |
| Sara Conti | 55% | 63% | +8 |
| Andrea Moretti | 42% | 48% | +6 |
| Marco Santini | 29% | 33% | +4 |
Quattro candidati hanno ottenuto un punteggio più alto, mentre Alessio è passato dall’84% all’83%.
Non possiamo spiegare matematicamente queste variazioni. La lezione pratica è un’altra: anche il modo in cui l’azienda classifica un criterio può cambiare il risultato del matching.
Per chi si candida significa che non tutte le informazioni contenute nell’annuncio devono essere necessariamente interpretate allo stesso modo.
Quando leggi un’offerta, non limitarti a individuare le competenze richieste. Cerca anche di capire quali sono:
- indispensabili;
- preferibili;
- semplicemente considerate un vantaggio.
Se possiedi realmente un requisito obbligatorio, rendilo facile da individuare nel curriculum. Se invece si tratta di una skill non obbligatoria, inseriscila quando pertinente, senza togliere spazio e chiarezza agli elementi principali.
Come applicare questi risultati al proprio CV
Il test non fornisce una formula per ottenere un determinato punteggio ATS. Offre però indicazioni utili per costruire un curriculum più chiaro, sia per i sistemi di selezione sia per chi lo leggerà successivamente.
1. Parti dai requisiti dell’offerta
Leggi l’annuncio e distingui i requisiti indispensabili da quelli preferenziali. Se possiedi una competenza importante per il ruolo, rendila facile da individuare nel CV.
2. Usa il profilo per sintetizzare
Presenta nel profilo esperienza, specializzazione e competenze più pertinenti per la posizione. Evita però di trasformarlo in una lista di keyword: ciò che anticipi qui dovrebbe trovare conferma nel resto del curriculum.
3. Dimostra le competenze nelle esperienze
Collega, quando possibile, attività, strumenti e risultati. “Assistenza ai clienti” descrive una responsabilità; “Gestione di oltre 45 ticket al giorno tramite Zendesk” mostra concretamente come quella responsabilità veniva svolta.
4. Usa la sezione Competenze per rendere le skill facili da trovare
Inserisci qui strumenti e conoscenze rilevanti, come Zendesk, SLA, ChatGPT o CSAT, senza limitarti a copiarli dall’annuncio. Certificazioni e sezioni aggiuntive possono completare il profilo, ma non dovrebbero sostituire esperienze professionali ben descritte.
Ricapitolando: conta dove metti le competenze nel CV?
Il nostro test non permette di dire che esista una sezione che un ATS preferisce alle altre. E probabilmente non è nemmeno la domanda più utile da porsi.
I risultati suggeriscono qualcosa di diverso: conta il modo in cui le informazioni vengono collegate tra loro.
Il profilo introduce il candidato.
La sezione Competenze rende visibili le skill.
Le esperienze mostrano come quelle skill sono state applicate.
Le sezioni aggiuntive completano il quadro.
È per questo che pensare soltanto alle keyword rischia di essere una strategia troppo semplice.
Nel nostro test, un CV con molte competenze concentrate in una lista ha ottenuto il 29%, mentre quello in cui profilo, esperienze e skill costruivano un racconto più coerente ha raggiunto l’84%.
E c’è un ultimo elemento da ricordare: gli stessi curriculum hanno ottenuto risultati diversi quando un solo requisito è passato da obbligatorio a opzionale.
Non puoi sapere con precisione come ogni azienda configurerà il proprio sistema di selezione.
Puoi però controllare una cosa: quanto è chiaro il collegamento tra ciò che l’offerta richiede e ciò che hai realmente fatto.
Questo rende il curriculum più facile da interpretare per un ATS, ma soprattutto più utile per il recruiter che dovrà decidere se approfondire la tua candidatura.
Consulta CV simili
- Burnout sul lavoro: il 63% si sente esausto ogni settimana
- L’impatto dell’IA su assunzioni e licenziamenti
- Curriculum infografico
- Curriculum sintetico
- Curriculum originali
- Curriculum australiano
- CV scritto con l’IA: frasi che lo rendono impersonale
- Autorizzazione al trattamento dei dati personali
- Come presentare un curriculum
- Foto Curriculum
Costruisci un CV che dimostri le tue competenze
Un CV efficace non accumula keyword: collega i requisiti dell’offerta a esperienze concrete. Come si traduce nella pratica? Rendi le competenze facili da trovare e mostra dove e come le hai utilizzate.


